Se una qualsiasi personcina con un accenno di indulgenza viene da voi e vi dice che c’avete troppi anni per ascoltarvi il pop punk, gli One Direction, i BLUE, CRISTINA D’AVENA e altre robe così, spiegandovi che blablablablablabla, beh, CAGATEJE IN BOCCA. SEI STRONZO A PRESCINDERE DI QUELLO CHE ASCOLTI E QUELLO CHE ASCOLTI SPESSO è UNA CONSEGUENZA DI QUANTO SEI STRONZO. O MAGARI NON C’ENTRA PROPRIO ‘NA MAZZA. NO, NON SEI MEJO TE CHE T’ASCOLTI ROBA SOLO SE NON LA CONOSCE NESSUNO, ‘CCI TUA.

RAP.

Non so precisamente quando sia successo. Credo due, tre anni fa. Fatto sta che è successo. Nella vita accadono un sacco di cose e ce ne sono un bel po’ che ogni essere umano deve affrontare o semplicemente incrociare, nel numero più vasto di possibilità esistenti, ma che alla fine sono più o meno sempre le stesse. Del tipo la prima camminata storta a due o tre anni, la prima parola sbiascicata, la prima parolaccia, la prima bambina o l’invenzione di un amico immaginario. Insomma, succedono delle cose a cui ogni persona reagisce in un modo. Capita di stare male e di trovare una dannata, piccola, insignificante briciola di aiuto che ha però la rilevanza di un granello di terra in un occhio. Io due o tre anni fa mi ascoltavo la mia musica e stavo bene. Il pop punk liceale degli Yellowcard che mi tirerò avanti tipo fino a che mi funzionano le orecchie, i Nada Surf, il post-rock, i gruppetti random trovati durante i sabato sera in cui di uscire neanche avevo il pensiero, la roba emo del primo superiore e altro che non mi va di elencare perché in fondo chi se ne frega. Poi però capita che stai male, come tutti, ovviamente. E c’è ‘sta roba che da un po’ ascolti e non capisci neanche bene. Cos’è un mixtape? Boh, perché ‘sta roba di Salmo non c’ha canzoni di Salmo? Forse non è di Salmo? Boh. Ah, MadMan, Gemitaiz, Haterproof, il Pordinero, Mr. Cioni, Torre di Controllo, Boh. Toh, il Noyz ha fatto anche altri dischi prima di Guilty, grande Daniele. Poi leggi, leggi, ascolti, rubi altra musica, scopri che c’è altro dietro e neanche sai di che parli e neanche lo sai ora che ne scrivi dopo tre anni. E capita che stai male. E magari cambi città per un po’, una volta, poi due, poi capisci che è una cazzata. Torni indietro e magari ti rendi conto che è normale e che ci passano tutti. Però devi superare tutto. Devi averci una certezza in più oltre a quelle che dai per scontato. Ci stanno gli amici. Ci stanno i parenti, gli animali domestici, la città tua, la speranza che un giorno finisce (e quello che finisce neanche sai cos’è). C’hai i ricordi belli, le esperienze di vita e un botto di altri parole che non mi vengono in mente. Poi arriva ‘sto tipo che non gliene frega un cazzo e che mi piace renderlo persona, che ti dà due pizze in bocca e ti tira su quando stai facendo troppo la femminuccia. Uno di quei tipi grossi che pensi sarà la tua più grande disgrazia e che non ci farai amicizia, che tutti ne parlano male e c’ha spesso ‘na pessima fama. Arriva lui, ti stura le orecchie oppure sta fermo accanto a te e rimane lì che appena fai una cazzata o ti piglia male o troppo bene. Che grande cosa (per me) il rap.

Il derby di Roma.

Ho un gomito che mi fa male, credo che ci dormirò su, così quando mi sveglio farà ancora più male, che mi alzo sempre col mal di stomaco e ‘sto braccio indolenzito ogni volta che lo piego oltre i novanta gradi.

Roba che invece una volta, che stavo in una sorta di depressione, mi consigliarono di pensare a qualcosa di felice per tirarmi su. E io mi stringevo le tempie e chiudevo gli occhi e ci pensavo e qualcosa di fico usciva sempre.

L’ultima volta ho pensato a via delle Fornaci. Se sei di Boccea la raggiungi facile fiancheggiando villa Carpegna dopo aver superato il Mc Donald’s all’angolo con via Aurelia e andando in direzione Gregorio VII. Io facevo le scuole medie e ero un bambino coi capelli nerissimi, più lunghi dietro e corti davanti, non troppo alto e mi vergognavo più o meno di tutto, specialmente delle persone. Non sapevo bene delle zone di Roma e andare nei pressi di San Pietro era sempre una cosa straordinaria. Guardavo il mondo roteare sdraiato sui sedili posteriori, fissando il cielo invernale, quel pomeriggio inaspettatamente caldo e educato. Mi fingevo un astronauta, che pensavo che quelli non facessero altro che andare nello spazio per guardarci da lontano.

Di lì a poco mi sarei trovato a giocare il derby. Facevo pallavolo e la squadra avversaria quella volta era la Lazio, ma io mica giocavo nella Roma. Chi se ne frega! pensavo. Io a calcio tifo la Roma, quindi oggi è derby e si deve vincere.
Avevo ed ho la caratteristica innata di dimenticare una gran fetta delle cose che avvengono durante una partita. Di questa ricordo che i muri erano troppo vicini alla linea che delimitava il terreno di gioco e quando la palla andava vicino ad essi mi immagino che tutti si buttassero a salire le spalliere per fare un miracolo degno dell’Uomo Ragno. Poi c’era da stare attenti alla linea di fondo durante la battuta. Si batteva ancora dal basso e io ero abituato a fare un po’ di passi durante la messa in gioco della palla, quindi dovevo starci parecchi attento, altrimenti erano cavoli e perdevamo il derby per colpa mia. Come già detto, ricordo poco. Ma il risultato non si scorda. 3 a 2 per noi. E ho in testa me incazzatisssimo che avevo pianto, ma di brutto proprio nei cessi di quella palestra; cessi o spogliatoi, non fa differenza. Di felicità, di tensione. Stati emotivi banali se volete. Tremendamenti sinceri. Ricordo che poi mi avevano detto che era stupido piangere e non dovevo.
Masticazzi.

Ecco, questo è quello che mi ricordo. A me sembra una presa per il culo. Per cercare di essere un po’ felice penso ad un momento in cui non pensavo a nulla oltre che a… nulla. E poi non devo dire che sono un coglione?

Cioè, sì. Sono un coglione perché a me di chi mi dice non devi piangere, non devi fare, non devi, non devi, non devi, che è stupido non mi passa per la testa neanche un momento di fregarmene un qualche beneamato cazzo, come non me ne frega niente di quello che devo fare, devo fare e devo stracazzo fare per gli altri.
Che sinceramente io un po’ vi ascolto ma Dio, quando mi ordinate di fare e non mi consigliate di fare cose che poi non capisco perché dovrei fare mi viene tipo da dire perché? e poi in fondo penso ma voi chi cazzo siete? Io un ipotetico coglione, voi.. eh, indovinate.