"Armà facce na strofa!”. E lo mandavamo in fissa, gliele facevamo fare così le strofe. Era umile e buono, gli piaceva il rap e i Truceboys, ma non pensava di poterci cantare. Invece spaccava già allora il Chicoria, con tutto il suo stile strano, mezzo fuori tempo, mezzo incasinato, tutta roba che veniva dal cuore. Noi raccontavamo cazzate, ma lui era l’unico che parlava della sua vita vissuta, oltre che di cose turpi. Tutta roba de core, l’Armandino. Erano altri tempi, non c’era tutta quest’invidia. Noi quando abbiamo iniziato abbiamo sempre fatto gavette, gruppi spalla etc. Alla fine però siamo riusciti a fare le cose nostre, con l’appoggio di tutti, e sono venute fiche. I pezzi erano fatti più per ridere che per altro. Con In The Panchine abbiamo fatto i migliori concerti della vita, eravamo molto uniti, ci divertivamo da morire"

Settembre

Sono un po’ scemotto. Sulla quarta di copertina del libro “Mia sorella è una foca monaca” di Christian Frascella ci sta scritto sopra che il protagonista è un perdente di talento. Sapete, preferisco non dirlo spesso ma a volte mi metto a pensare di essere così. Voglio dire, ho letto da una ragazza che le definizioni spesso creano aspettative. Ecco, non credete sia idiota o che finga di esserlo, non fidatevi se lo dico; è solo bello pensarlo ogni tanto, per rendere i miei fallimenti più importanti, per sentirmi un po’ come Holden Caulfield. Ma non la sentite quest’aria fresca che è balenata non appena è tornato settembre? Oggi ero in giro e mi sono ricordato, come ogni volta, i giorni che ho passato a scegliere il diario, ad ordinare i libri dalla cartoleria M.A.G.Y. o da Il Pellicano, a sperare di capitare nella classe giusta, di non creparci in quella classe, di razionare i compiti e l’impegno, di beccare gente okay, di starci il più possibile e tutte le altre cose. Poi scelgo di mettere la felpa nello zaino, di nuovo, sperando lo zaino sia pulito almeno per i primi giorni. Anno prima, anno dopo, settembre è come il lunedì, l’inizio di una mega dieta da portare avanti.

A settembre ti alzi e ti fai una doccia. Se non c’hai le casse come me, prendi il telefono e lo metti sulla mensola dello specchio accanto la vasca. Metti in play la musica e ti tiri secchiate d’acqua bollente alle sei di mattina dopo aver dormito tipo per quattro ore neanche, perché “oggi si ricomincia”. E poi giù a cantare sottovoce per non svegliare i tuoi che stanno a cinque metri di distanza rinchiusi da una porta di legno di bassa qualità con la maniglia mezza rotta e una lastra di vetro semitrasparente opaco e decorato al centro.

Il primo giorno di qualunque cosa in questo mese me lo immagino sempre con un’aria fredda e cerulea, con le mani di nuovo vicino alla bocca per essere riscaldate e una sensazione di comprensione da parte di tutti. Non mi sto spiegando bene, però intendo dire che c’è un entusiasmo soffocato e ragionato dove pensi che tutti ti capiscano e ti diano una pacca sulla spalla di buona fortuna, perché tu, ragazzo mio, stai andando fuori a cominciare una cosa che avevi lasciato in sospeso e senti che tutti sperano vada bene.

Pensandoci bene, io con questi venti anni ci ho palleggiato per strada, in giardino e in campetti occupati abusivamente. Poi li ho stracciati in figurine e carte, mangiati con un panino e la coca cola davanti alla Playstation o a Pokémon oro. Andando avanti mi sono preoccupato di avere solo questo, di stare sempre così: con la musica da ascoltare per me e quella da giudicare agli stronzi. Con cento idee in testa e la testa sul cuscino alle due del pomeriggio o su un banco rigato da colpi di taglierino in accademia. Col pensiero di voler fare le cose perché mi va e tutto, senza dietrologie tremende, sperando di essere il meno presuntuoso possibile, che forse sembro o piuttosto mi sento un po’ coglione o piccolo. Col fatto che forse se la vita mi va così, settembre è quasi meglio delle vacanze.
È meglio, sì.

LORD BEAN

Più vado avanti e più sono contento mi piacciono il rap italiano, la musica da ascoltare, non quella da criticare, i panini, l’aranciata, la playstation, il pallone e le cose normali. E manco mi ci impegno.
Mortacci vostra sofisticati finti modesti o belle persone demmerda, ogni tanto ve devo manna’ affanculo.
LORD BEAN, VALE LA PENA DI AVER VISSUTO COSI’, TI VOGLIO BENE.